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09 febbraio 2009

Un raggio di sole

Luana?Stanotte stavo, come mi capita quasi tutte le notti, dormendo.
A un certo punto, mi è apparsa in sogno una ragazza.
Credo mi abbia detto di chiamarsi Luana, o qualcosa di simile.
Non ho capito bene -perchè dormivo, d'altronde- ma mi ha raccontato qualcosa sulla vita delle piante.
Mi ha detto così, che restare lì immobile e venir innaffiati ogni tanto non è poi questa gran figata e che in fin dei conti non è colpa sua se non riesce a spiegarlo.
Ha detto anche se per favore posso mandare affanculo per suo conto (lei lo sta facendo, ma dice che le rimane tutto dentro perchè non capisce il motivo ma non le esce la voce) tutta la classe politica italiana -indistintamente-, tutta la chiesa e buona parte dell'opinione pubblica che -per la famosa sindrome dell'incidente in autostrada- non si fa mai i cazzi suoi e alla fine poi si crea l'intasamento e qualsiasi cosa diviene più complicata.
Dice che nessuno dovrebbe permettersi di mettere il naso nei cazzi suoi, né per fini personali ne per Fini politici; che nemmeno lei, alla fine, è certa di sapere ciò che vuole o ciò che è giusto, figurati tutti gli altri. E che il silenzio dovrebbe regnare sovrano, in casi come il suo.
La cosa strana è che quando mi sono svegliato c'era quel silenzio, un raggio di sole che illuminava la stanza, e un gran senso di pace.

baci

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11 settembre 2007

Metabolizzare

Oggi abbiamo in qualche modo rivissuto l'incubo di 6 anni fa, quando nostro malgrado abbiamo assistito a (e siamo noi stessi divenuti) un pezzo di storia.
La TV ci ha restituito immagini che sono catastrofe, odori che sono morte, fumo, gesta eroiche.
Non è semplice rivedere immagini che ancora oggi la tua testa rifiuta di percepire come storiche e non frutto della fantasia umana.
La cosa più assurda è che l'uomo si abitua a tutto.
Io ricordo esattamente -come tutti voi credo- dov'ero e che cosa facevo quando arrivò la notizia, una notizia prima confusa poi frammentata poi via via sempre più precisa.
Ero in riunione, assieme ad altri colleghi.
E' arrivata una telefonata, e ci hanno detto: "gli arabi hanno attaccato New York".
Voi dite che ci stessimo capendo un cazzo? Niente.
Io uscii dalla riunione, andai alla mia postazione aprendo il browser internet per capire, trovare qualche notizia.
Tutto bloccato, le agenzie tipo l'ANSA erano talmente subissate di richieste tutte assieme che il loro sito non rispondeva.
Bianco.
Muto.
In ufficio avevamo una TV, e a qualcuno venne in mente di accenderla.
Fu in quel momento che capimmo.
Realizzammo che si chiudeva una fase importante della nostra vita e se ne stava aprendo una completamente nuova.
Una fase fatta di terrore, limitazione della libertà personale, paura, odio e un'altra serie quasi infinita di cose molto poco belle.
Ricordo nitidamente che pensai: non c'è più senso in quello che stiamo facendo.
Ma che riunioni e riunioni: ci rendiamo conto di cosa sta succedendo?
La cosa che -perlomeno per quanto mi riguarda- i terroristi erano riusciti a fare, e bene, era smettere di colpo di farmi credere che le cose avessero un senso.
Non un senso logico, non un senso "estetico", non un senso -almeno- pratico.
Si era aperta, di colpo, la porta che portava al nulla.
La sensazione di essere fuori posto e fuori tema me la sono portata dentro veramente per molto tempo, e io in fondo ero solo un osservatore di un evento a decine di migliaia di km di distanza.
Non riesco ad immaginare cosa possa aver provato chi c'era.
L'attentato al World Trade Center è stato l'inizio di una nuova consapevolezza.
La vita è uno stato provvisorio, e i cimiteri sono pieni di uomini indispensabili.
"Devi esserci assolutamente, non puoi mancare"; maddeché?
Tutte frasi improvvisamente senza senso.

Di bello, o di brutto, c'è che l'uomo si abitua a tutto.
Io pensavo, dopo quella esperienza, di non mettere al mondo dei figli; ma poi l'uomo si abitua, si anestetizza, fa casino e poi rimedia........ insomma, riesce a gestire -alla lunga- anche gli stati emozionali più profondi.
E così, oggi mentre rivivevo gli stati d'animo di quell'11 settembre maledetto, ancora con i brividi che mi correvano sulla pelle, mi sono reso conto di colpo e quasi per caso che stavo guardando la TV con mio figlio in braccio.
E lui guardava me, non la TV; e sorrideva.
E quel sorriso diceva: non ti preoccupare papà, ci sono qua io.

baci

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