
Dio esiste.
Come diceva il tipo, "ne ho le prove" e ve le allego.
L'episodio mi ricorda una cosa che mi è capitata un sacco di anni fa alla Duna degli Orsi (amichevolmente chiamata a quel tempo Cruna dei Sorci).
Stavo giocando alla palla -senza distinzioni particolari tra calcio, pallavolo e basket; semplicemente, a palla- con il mio amico Franz, mentre la giornata volgeva in sera.
C'è un'ora, durante l'estate, nella quale la luce diventa un guanto morbido che avvolge le ultime attività sportive sulla spiaggia.
E' l'ora in cui di norma, sfiniti dopo partite a calcio sulla sabbia da mille e una notte, spesso ci concedevamo una doccia per poi posizionarci come ramarri sfortunati all'ultimo sole del giorno seduti ad asciugare le stanche membra ascoltando il tramonto.
Quella volta, no.
Quella volta io e il mio amico Franz stavamo terminando di tirare calci o manate a una palla da volley (non me lo ricordo di preciso, ma non incide un granchè sul proseguio) e prima di andarcene abbiamo incrociato una palla da basket abbandonata su uno dei campi di beach volley della Duna.
L'ho raccolta io, con fare distratto, quasi senza sospettare cosa sarebbe successo di lì a qualche istante, e forse volevo davvero solo spingerla verso lo stabilimento senza preoccuparmente troppo.
Ma la palla da sempre scatena la follia del gioco nei maschietti, e il lampo omicida che mi hanno detto di aver subito visto nei miei occhi lasciava presagire imprese eroiche.
E' stato lì che da 862 metri dal canestro ho deciso di prendere la rincorsa, caricare tutte le energie residue e scagliare la palla verso il cerchio di metallo dall'altra parte del mondo.
Credo che faticherò a dimenticare l'espressione di una sottospecie di metallaro appoggiato a una sedia a qualche decina di metri, che intuendo la mia intenzione si lasciò scappare un "se lo fa gli faccio un pompino".
Vi racconto come andò a finire solo perchè non vorrei, lasciando in sospeso il finale, che vi venisse il dubbio che io abbia mai accettato quell'offerta.
Finì che non solo feci un canestro clamoroso (ma proprio da guinness, ve lo assicuro; e non parlo della birra).
Lo feci senza nemmeno sfiorare il metallo del canestro.
C'avete presente quei tiri che si infilano dritti dritti come se ci fosse un binario a guidarli?
Quelli dove si sente solo il fruscio della retìna a sottolineare il successo?
Ecco: uno di quelli.
Perchè tutto 'sto pippone?
Perchè qualche giorno fa mi sono ripetuto, anche se in un altra disciplina.
Questa volta, paradossalmente, mancava lo scommettitore ("ptciù, fat pilota"); ma il primato da guinness faticherà a sfuggirmi per la disciplina del parcheggio.
Spazio davanti alla mia auto al termine del parcheggio:

Spazio dietro alla mia auto al termine del parcheggio:

Ciucciatemi il calzino (santo chi ha inventato il servosterzo).
baci
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