
Quello che è successo a Interlagos durante il gran premio del Brasile è qualcosa di unico nello sport. Seguo la F1 da più di 20 anni e ne ricordo un po' di tutti i colori, momenti segnati dall'estremo dolore e altri dall'estrema gioia, quei momenti che, nel momento in cui li vivi pensi "non lo dimenticherò mai". Di questi momenti ne ho impressi nella memoria parecchi, purtroppo il piu' delle volte legati ad incidenti piu' o meno gravi, come la morte assurda di Roger Williamson, o quella ancora piu' assurda di Tom Pryce.
Di momenti positivi ricordo sicuramente il terzo titolo mondiale di Nelson Piquet, vinto per il rotto della cuffia grazie ad un regolamento assurdo che permetteva di eliminare le 2 peggiori prestazioni in campionato. Dall'automobilismo ho imparato che non sempre vince il migliore... troppi fattori incontrollabili esercitano un'influenza determinante. Una macchina da gara è un meccanismo così delicato che anche la variazione minima di un parametro apparentemente ininfluente è determinante.
Da oggi però ho la certezza che è esistito un pilota in F1 che ha vinto anche quando non ha vinto, questo pilota è Michael Schumacher. La differenza tra lui e tutti gli altri, presenti, passati e forse futuri piloti, è sostanzialmente una... la visione globale. Il gran premio di ieri ne è stata la dimostrazione. Dopo la "pizzicata", com'e' stata definita con un termine altamente tecnico citato da un presunto esperto del settore come Ivan Capelli, con Fisichella, Michael si è ritrovato ultimo... ultimo nell'ultima gara dell'ultimo campionato della sua carriera, un campionato perso non per colpa sua. In questa condizione credo che nessuno avrebbe proseguito la gara, magari qualcuno avrebbe preferito rientrare ai box e ritirarsi per concedersi la standing ovation del pubblico (se lo avesse fatto credo che per qualche minuto nessuno avrebbe piu' seguito il GP perche' sarebbero stati tutti concentrati con lo sguardo ai box). Del resto non lo fece nemmeno Prost quando era campione del mondo in carica e, durante una delle sue ultime gare con la McLaren finì in fondo per una toccata molto simile, lui rientrò ai box e si ritirò.. e al giornalista che gli chiese cosa fosse successo lui rispose:"Ho moglie e figli..". Certo, la F1 era diversa... le norme di sicurezza erano un optional di lusso, ma lui era il campione del mondo in carica.
Michael invece ha voluto dimostrare a tutti, e credo soprattutto a se stesso, che in fondo quando uno è il migliore nel suo campo puo' decidere cosa fare, quando farlo... e soprattutto farlo bene.
Così ha sostituito la sua Ferrari con la batmobile e, spinto dal motore di un F16, è risalito fino al quarto posto, prendendosi pure la rivincita personale su Fisichella... una rivincita di classe, mettendogli pressione da dietro (pressione appena accennata del resto) e costringendo Giancarlo ad andare lungo alla prima S. In quella manovra ho letto il pensiero di Giancarlo... purtroppo non riferibile.
Michael ha concluso al quarto posto il GP e al secondo in classifica in campionato, così come la Ferrari è arrivata seconda nella classifica costruttori. Se fossi stato Jean Todt avrei mandato Michael sul podio al posto di Ross Brawn a ritirare il premio per la scuderia, ma probabilmente si sarebbero oscurati troppo i tre piloti sul podio.
"Adesso pensiamo al futuro..." dice Michael, ma com'è possibile immaginare un futuro per lui lontano dalla Ferrari? Com'è possibile immaginare una F1 senza Schumacher?